Coordinate: la latitudine

Ci sono giornate che vanno così, tipo sabato. E’ giugno, ma lo sai solo perché lo certifica il calendario altrimenti diresti che sei nel pieno di un marzo pazzerello. Tenti di fare due cose in casa che rimandi e rimandi. Complici uggiosità e adsl flat, di fatto, stai dinanzi al pc ogni due per tre.
Volevo seguire la giornata conclusiva di #Blockupy a Francoforte, peraltro con proteste in simultanea in almeno 80 città: il venerdì in migliaia hanno imposto uno sciopero sociale al distretto politico-finanziario della città, bloccando l’accesso al lavoro a BCE, Kommerzbank e Deutsche Bank, come descritto qui.

Interessante dinamica di piazza: sotto la Eurotower – sede BCE- si sono disposti in sei differenti blocchi ad altrettanti incroci, strategici per l’accesso agli uffici. Si decide non di forzare il perimetro di transenne antisfondamento e con un robusto schieramento di poliziotti in tenuta antisommossa, ma di accerchiarlo e renderlo a sua volta difficilmente accessibile dall’esterno. Tecnica già usata, per dirne una, in occasione delle proteste dell’aprile 2000 contro FMI e WB: ogni incrocio “gestito” da differenti affinity groups, pratiche diverse con l’obiettivo comune di bloccarne l’accesso. Ma anche a Genova, il giorno di Carlo, si era scelta quella organizzazione in piazze tematiche che, vuoi anche per la conformazione della città, ha certamente facilitato i brutali attacchi delle forze dell’ordine.

#OccupyGezi prende il sopravvento. Un paio di compagni turchi con cui sono in contatto su Fb, conosciuti a Umass, al cui gruppo (prevalentemente turchi e iraniani di II generazione) mi accodai proprio in occasione del Washington A16, 2000, cominciano a postare appelli di condivisione. Lo stesso fa una compagna romana che vive lì temporaneamente. In effetti….

Una protesta in difesa dell’ultimo grande parco cittadino a Istanbul – per edificare un centro commerciale- viene repressa brutalmente ma genera una ondata di proteste ancora più partecipate e una escalation anche di interventi brutali. A sera le forze dell’ordine si ritirano dalla piazza dei protestanti ma si danno alla caccia all’uomo nel resto della città. Anche in altre città turche si accendono dei focolai; manifestazioni di solidarietà per tutta l’Europa. Insomma, la Turchia ci tiene a che si sappia che sulla concezione dell’ordine pubblico non si fa parlare dietro da nessuna democrazia moderna. Ma, al momento, è riuscita a compattare un movimento eterogeneo di resistenza.

A Francoforte, intanto, la polizia si vuole rifare dello smacco del giorno prima. Si incunea nel corteo, circonda la sua testa – composta dal blocco anticapitalista- e la separa dal resto, cui intima di dispendersi. Restano circondati per ore; se la situazione non degenera è anche grazie ai parlamentari della Linke, dei verdi e del Partito Pirata che si interpongono e si oppongono anche al tentativo di schedatura. Eccone una cronaca dettagliata.

Il clamore rischia di fare passare in secondo piano un dato di fondo, l’obiettivo dichiarato della protesta: la BCE. In teoria, è “solo” l’autorità sovrana per la politica monetaria, in realtà è molto di più. Ha difatti imposto e blindato la propria soluzione alla crisi in corso, costituendosi in baluardo delle politiche di austerità, avvalorando e alimentando ad arte la favola della “austerità espansiva”.

Ha posizione preminente nell’ambito della trojka, anche rispetto al FMI che negli ultimi mesi – come nel peggiore dei giochi di ruolo- pare recitare la parte di quello poco convinto. Come ci si potesse dimenticare che la politica principe del FMI, quella somministrata per l’apertura di linee di credito agli stati in difficoltà, era esattamente ciò che oggi BCE impone ai paesi dell’euro: leggete al link precedente la voce “Condizioni” se avete i 5 minuti da San Tommaso. La solfa è sempre stata la stessa, con tre punti focali: riduzione di spesa pubblica, tagli al welfare, politiche di deflazione salariale (ricorda qualcosa?). Fuori dall’Europa, intanto, alcuni tra i Brics lavorano da un pò al progetto di uscire da FMI e WB e dare vita ad una propria banca per lo sviluppo.

Mi piacerebbe che chi leggesse abbia un minimo di consapevolezza del ruolo di questa istituzione. Non chiedo di conoscere il sistema del Target2 e le sue implicazioni in termini di perdità di sovranità e di strumenti di riequilibrio politico-economici; mi basta sapere che non si aderisce acriticamente alla pubblicità ingannevole dell’architettura. Mi basta anche che si sia stati accorti in questi ultimi anni e si sia notata l’ingerenza e l’arroganza di una istituzione (e della linea di azione politica praticata) che impone i propri diktat a tutti gli stati in crisi, fino alle recenti iniziative sul caso cipriota. Perfino oltre, quindi, la lettera al governo italiano di Trichet e Draghi. Se così non è, nel ragionamento io perdo voi e voi perdete me.

#Blockupy Frankfurt mira lì! Esattamente lì! Tocca ribadirlo perché la scelta del target è il frutto di una analisi che dalle parti nostre si fa una fatica bestia ad accettare. Mettere nel mirino la BCE significa scrollarsi di dosso il dubbio malefico che effettivamente non ci sia alternativa all’austerità. Che siano possibili diverse gradazioni o posologie, ma che il dato di fondo della sua necessità sia immodificabile. Come per la chemioterapia o la radioteriapia per colui cui viene diagnosticato un tumore.
Che tradotto in politichese italiano significa far passare un messaggio del tipo: noi diciamo all’Europa che facciamo austerità, poi però ne facciamo un pò meno, tanto che loro non se ne accorgono; però un pò tocca farla. E tu la devi subire, perché se avessimo fatto per benino i compiti prima non staremmo ridotti così ma starebbe bene. Insomma, il tumore te lo sei un pò cercato, per quel tuo stile di vita da cicala, un pò viveur e un pò fricchettone, di fondo uno che ci prova sempre a defilarsi dalle sue responsabilità (si fa appello alla sindrome da ultimi della classe).

Epperò! Epperò significa anche che ci si è concessi il beneficio del dubbio sull’implicazione più importante che deriva dal riconoscere per bene il problema. Mi riferisco al fatto che è il sistema Euro che proprio non va. Posso capire lo scoramento, dopo anni che ci è stato inculcato che Europa e Euro sono la stessa cosa. Europa e Euro sono talmente distinti e ora in conflitto che delle due se ne salverà solo una.

Come può finire in bellezza una giornata così? Magari facendoti imbattere in alcune strabilianti dichiarazioni di Letta il Giovane.
Da qualche giorno si è aperto il Festival dell’Economia, edizione 2013, a Trento. Si svolge da qualche anno, su iniziativa degli animatori e redattori del sito LaVoce.info  (può risultare divertente scorrere anche la galleria degli sponsor dell’evento). Il sito si autonomina watchdog della politica italiana, propugnando l’idea che la scienza economica appartenga alle scienze naturali e sia quindi governata da leggi naturali (Addendum: avevo attaccato un pippone di una decina buona di righe sul fatto che l’economia neoclassica si configura come metafisica, stando al principio di falsificabilità à la Popper, ma andavo off-topic. Dopo avere pubblicato il post mi sono però imbattuto in questa introduzione di Sylos Labini a un saggio del 1974, che segnalo perché nel prologo si spiega perché uno scienzato sociale che abbia la pretesa di essere oggettivo è un personaggio patetico). Dato che loro, economisti mainstream, hanno accesso a questa fonte di saggezza, si immolano nell’ingrato compito di fare da cane da guardia alla politica italiana. E, implicitamente, a scuole di pensiero economico che danno letture e implicazioni diverse, talvolta anche diametralmente, dalla loro.

La domenica, ad esempio, il Festival propone questa riflessione di Mirrlees. Che non è così lontana, almeno a livello superficiale, dalle tesi di Brancaccio o Bagnai, giusto per citare due “non allineati”. Sul sito intanto appare questa perla di saggezza, per la serie se pò dì tutto!

Ma torniamo al sabato, perché c’è ospite Letta il Giovane. Il quale conferma la linea di politica economica del precedente governo Monti (stessa maggioranza! gli improbabili elettori piddini non si arrampichino sugli specchi): attenzione ai conti per non essere gli ultimi della classe, tipo austerity non deve morire. “Abbassare la disoccupazione e far costare meno il lavoro nel nostro paese per dare occupazione a più persone”: wow! L’abbassamento del costo del lavoro, in particolare della parte di tasse sul lavoro a carico del datore, fu la prima misura del governo Prodi nel 2006 (e Confindustria gli volto le spalle lo stesso). E lì continuano a stare: non ce ne hanno uno che suggerisce loro che c’è una mostruosa crisi di domanda e che quindi non si produce perché non si vende e non perché costa troppo produrre.
Niente di sorprendente, quindi. Nulla di nuovo sotto il cielo. E difatti non lo cito per queste dichiarazioni. Bensì per quelle politiche. Perché Letta il Giovane è riuscito a dire queste cose qui (suggerisco di beccare il video; il tono grave che assume nel declamarle è da grande attore di Hollywood anni ’50):

L’ultima elezione del Presidente della Repubblica mostra la fatica della nostra democrazia. La mia opinione è che non potremmo più eleggere il presidente della Repubblica con quella modalità.

Quando lo ho sentito giuro che ho sognato a occhi aperti che il pubblico lo annegasse in una piscina riempita di sputi.
Ricapitolando: Letta il Giovane, al potere su investitura di Giorgio II, con programma sotto dettatura dei 10 saggi e in coabitazione con gli amicinonostantetutto del Pdl, conferma la scelta dell’outsourcing alla BCE della politica economica. Sulla politica interna, in una riuscita imitazione di Johnny Stecchino, riesce a dire che il Poblema degl’Itaglia è la regola per l’elezione del presidente della repubblica: rappresenta la fatica della nostra democrazia.

bugia

Fermate la giostra: io voglio scendere!!!!

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