Gigi

Tra un pò è un mese. Mi si è stampigliato nella retina. Non se ne va più. Incredibile e malsano, quanto vuoto possa lasciarti dentro una persona. Un buco nero, se mai dovessi riuscire a capire cosa è veramente un buco nero.

Di mattina, la stessa mattina, su Fb aveva caricato queste foto, commentando: “Green economy o riconversione verde o decidete voi
10390182_10202642649685447_8851963890673318894_n 10361407_10202642650765474_4811278154077155966_nQuella macchina è ancora lì, nello stesso punto. Anche il fiore, sebbene oramai appassito.

Manco ci provo a spiegare perché ho questo buco al posto di Gigi. Perché non saprei come esprimerlo a parole e perché ho una fottuta paura di continuare ad alimentarlo.

Eccolo in cucina; sul balconcino che ha dietro le spalle aveva installato una luce con un sensore: si accendeva ogni volta che si entrava nel portone della palazzina.
O la sua luce nel balconcino, o lui direttamente che ti salutava.
1390472_10203279881151156_7599938462954201739_nOra non ci sono più né la luce né Gigi. 10168120_10202342229095120_311005224_nMi manca, non posso farci nulla.

Mi manca una cifra, perché aveva fatto di tutto per entrarmi sotto l’armatura…..e ci era riuscito. E questo scherzo del cazzo se lo doveva risparmiare.

Ecco penso che sia quello che rendeva speciale Gigi: ti si dava con tutta la sua naturalezza; rustico lo ha definito Antonella, la moglie. Prelibato aggiungerei, se possibile. Perché quel suo modo di porsi naturale portava anche una richiesta, altrettanto naturale quanto perentoria: datti a me, Luigi De Andreis, con la stessa naturalezza, per come sei….senza infingimenti.
Con me ci era riuscito, senza sforzo alcuno. Mica facile, visti i 25 anni che ci ho messo a edificare e rafforzare la mia armatura. Mi sono dato a Gigi con una facilità e, di nuovo, naturalezza che poche volte avevo provato in vita.

Per Natale ci aveva regalato questa poesia di Cesare Pascarella (e prima ancora la pasta madre, il suo pane, la birra fatta in garage; un sacco di piante, i suoi post sul blog, la sana voglia di fare due chiacchiere, le scuse becere per suonare il campanello e metterci a parlare, il compost….ecco appunto: mi avevi detto di tornarti il sacco del compost che ti era utile; a chi lo ridò ora?).

Il mio biglietto di cartone per te caro Luigi, c’è scritto Arrivederci. (cit. Linda)

LI BIJETTI DE VISITA
È inutile che canti e ce fatichi,
Tanto sta cosa a me nun me ce sta.
Anzi, si vôi che proprio te lo dichi,
È la micragna che je lo fa fa’.
Ma ricordete tu a li tempi antichi
De ste giornate! Di’ la verità,
Si ci avevi parenti stretti, amichi,
Di’ un pò’, che je mannavi a regalà’?
Je mannavi ‘na pizza, un boccioncino,
Du’ pollastri, ‘na spigola, un cappone,
Che so?, ‘na copelletta de Marino…
Mo invece, co’ sta moda, a le persone
Che conoschi je manni er bijettino,
E te n’eschi co’ ‘n pezzo de cartone.

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