Un gioco di preposizioni?

Mi ha colpito da subito l’appello dei 70 da cui sono partite le assemblee di cambiare #sipuò. Interessante la formazione, una “campagna acquisti” di tutto rispetto….certo manca l’amalgama ma, come disse Massimino – il presidente edile del Catania, “ditemi dove gioca e lo compro”.

Alla prima assemblea sono pure andato: avevo bisogno di vedere le facce ed il risultato era apprezzabile. Certo, un progetto non esente da problemi – qui una degna sintesi. Ma l’aria di intransigenza, l’affermazione dell’essere autenticamente stufi e pronti a ripartire solo dinanzi a merito e metodo ben diversi da quelli oggi (come ieri) in offerta mi aveva soddisfatto. Insomma un discreto entusiasmo iniziale e una consistente voglia di stare CON questo progetto.

Tra il 1° e il 2° grande appuntamento ci sono state una miriade di assemblee territoriali discretamente partecipate – 105, devo avere letto da qualche parte. La pasta madre, adeguatamente rinfrescata, pareva stare crescendo.

Ma si ci sono stati anche tanti movimenti “a latere”: il movimento arancione di De Magistris, io ci sto di Ingroia, che all’inizio avevo capito essere parte integrante di CSP….o ero distratto o troppo ingenuo. Insomma nelle prime 3 settimane di dicembre i teatri a Roma sono andati a ruba per presentare nuove liste, movimenti e affinità varie. E si affiancano anche quelli di #sulatesta, gruppo di pressione sulle primarie del centrosinistra e poi folgorati su una strada di alternativa a quel progetto. Impossibile citarli a tappeto.

Dopo Natale è tutto un fiorire di incontri con Ingroia: di fatto il candidato alla presidenza del consiglio c’è già; una serie di partiti, a cui il pm in aspettativa elettorale aveva mandato a dire che devono fare un sostanziale passo indietro, gli rispondono con il dogma della non contendibilità della sua candidatura. E aggiungono che ha ragione da vendere e loro un passo indietro lo faranno….fare ai loro simboli; i segretari no, quelli saranno bellamente in lizza. Dal che si può dedurre che anche sulle altre candidatura venderanno cara la pelle: gli apparati costano e i posti in parlamento servono. “La politica è sangue e merda”, la frase di Rino Formica vale sempre e comunque.

Ecco i partiti, due parole sui loro recenti movimenti. Rif_Com di Ferrero era parte integrante nel processo costituente di CSP, o almeno questo dichiarava. Il PdcI di Diliberto non ha neanche fatto in tempo a dismettere le vesti della FdS per appoggiare Vendola al primo turno delle primarie, che già si dichiara interessato ai progetti alternativi – si legga: a salire sul carro di Ingroia. Quel che resta di IdV, con in testa il detentore del marchio, aderisce pure. Sarà che per chi sta in mare con una tempesta in corso qualunque approdo vale oro, fatto sta che quello cui arriva è pieno di No-Tav, come anche di tanti protagonisti e partecipanti al G8 di Genova 2001: un esempio di limpidissima incoerenza politica, non c’è che dire, come si può apprezzare qui e qui. Sinistra Critica di Ferrando e Alba si sono defilati. E poi dovrei chiudere citando i Verdi di Bonelli: ecco lo ho fatto, ora provo a riprendere il filo.

Anche una delegazione di CSP ha incontrato il candidato non contendibile; eccone un nitido resoconto – le sensazioni descritte sono state illuminanti, e l’aspetto emotivo è anche più importante di quello “politico”. Una chiosa su questo incontro. Pare che Ingroia si accompagnasse con Orlando, autoproclamato masaniello palermitano. Il sedicente allievo prediletto di Borsellino con un grande fan di Falcone, il teatro del grottesco pare avere nel proscenio politico italico una vena inesauribile.

Il tutto a giochi praticamente fatti. Non è fantastico tutto ciò? L’ennesima montagna (vabbé una collinetta) che partorisce un topolino! Ma siccome l’appello di CSP è imperniato su una impostazione di politica dal basso, ecco che scatta la consultazione telematica degli aderenti. Rispondono il 52% e quasi 2/3 si dicono favorevoli ad una lista comune con il carro, già dalle sembianze carnascialesche, di Ingroia. Potrei attaccare un pippone su quanto possano essere deleterie queste “nuove” forme di partecipazione/condivisione/scelta, a maggior ragione per chi verga manifesti trasudanti la necessità di rifondazioni politiche, partecipazione dal basso e metodo del consenso….ma il web ne è pieno e ce ne sono, di analisi, per tutti i gusti.

E’ chiaro che il mio CON è bello che svanito. C’è un piccolo gruppo di partitini variamente riassortiti che ripresentano la tragicomica esperienza della Sinistra Arcobaleno sotto mentite spoglie; bene che vada, riposizioneranno alcuni tristi personaggi e con un pò di sorte anche qualcuno meno triste sugli scranni parlamentari, riusciranno a riaprire il rubinetto dei finanziamenti pubblici alle loro organizzazioni e faranno testimonianza su quanto sarebbe potuto andare diversamente se solo qualche milione di italiani in più avessero dato loro fiducia – si legga voto con delega immunifica. C’è un insieme di persone (comunità?) che, per dirla poeticamente con Gaber, in teoria

aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

ma in pratica

la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente… .

Il massimo che potrei concedermi a questo punto è stare PER loro. Fare il mio compitino da sudditino de sinistra, mettere la x dove loro mi chiedono e bearmi della loro testimonianza. In piena aderenza alla massima di Camus:

stercorario_sisifo

anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice .

Ps: siccome sono pigro, intransigentemente e stressatamente pigro, c’ho messo un pò a scrivere questo primo post. Poco prima di pubblicarlo mi imbatto in questo e quest’altro. Serve altro?

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